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Cambiamenti sul consumo di alcol in Italia

La relazione 2014 al Parlamento sui consumi di alcol e sui danni correlati

La Relazione mette in evidenza che vi è un cambiamento dei comportamenti relativo al consumo di alcol in Italia. Infatti, appare sempre meno diffuso il tradizionale modello di consumo basato sull’assunzione quotidiana di vino durante i pasti che tuttavia persiste nella popolazione adulta e anziana, mentre si consolida il consumo occasionale e al di fuori dei pasti.

Recenti dati del WHO-HFA Database, aggiornati all’anno 2010, ci suggeriscono che rispetto agli altri Paesi Europei, l’Italia occupa una delle posizioni migliori. Dai dati si evince che il consumo medio pro capite di alcol puro in Italia è pari a 6,10 litri nella popolazione al di sopra dei 15 anni di età, valore ormai vicino a quello raccomandato dall’O.M.S. ai Paesi della Regione europea per l’anno 2015 (6 litri l’anno per la popolazione al di sopra dei 15 anni e 0 litri per quella di età inferiore). Il valore del consumo annuo pro capite di alcol puro rilevato in Italia per il 2010 (6,10 litri) appare tra i più bassi registrati nella Regione europea, dove il valore medio è di 9,82 litri e solo Georgia, Armenia e Turchia presentano valori inferiori a quelli dell’Italia.

I dati ISTAT relativi al decennio 2003-2013 rilevano una diminuzione della quota di consumatori totali  almeno una bevanda alcolica su base annua -, la diminuzione della quota di consumatori giornalieri, l’aumento dei consumatori occasionali, l’aumento dei consumatori fuori pasto.

Continua ad essere una criticità il fenomeno del binge drinkin, che comporta l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, soprattutto nella popolazione più giovane. Gli ultimi dati relativi al 2010-2013 ne mostrano un’interruzione del trend in crescita che era in atto a partire dal 2003. Tuttavia è assolutamente rilevante il dato riportato da fonte ISTAT riguardo al fenomeno correlato ad almeno un comportamento di consumo a rischio che vede nella fascia di età 11-17 anni un valore del 10,2% (11,7% maschi e 8,5% femmine), valore che dovrebbe tendere allo zero

Il consumo fuori pasto è progressivamente aumentato dal 2003 al 2013, e nel 2013 ha riguardato circa 14.000.000 persone. Rispetto al 2012 si osserva una sostanziale stabilità del fenomeno sul totale della popolazione considerata. Se tuttavia osserviamo il fenomeno per classi di età, risulta evidente che il consumo fuori pasto è soprattutto diffuso tra i giovani (18-24 anni) e i giovani adulti (25-44), che lo adottano spesso nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Preoccupante invece è la crescita negli ultimi dieci anni del consumo fuori pasto tra le femmine, tale crescita si è verificata in tutte le fasce di età.

La popolazione di età compresa tra i 65 e i 74 anni è a rischio soprattutto per il consumo giornaliero non moderato ovvero abituale eccedentario, per la quale tali modalità di assunzione di bevande alcoliche è quella largamente prevalente.

Si conferma anche per l’anno 2013 l’andamento in calo del numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili, in atto dal 2003. La tipologia diagnostica prevalente è la cirrosi epatica alcolica immediatamente seguita dalla sindrome di dipendenza da alcol. Va peraltro evidenziato che l’andamento nel tempo del numero assoluto delle diagnosi ospedaliere per cirrosi epatica alcolica, dopo la relativa stabilità o il lieve incremento rilevabili tra l’anno 2000 e l’anno 2006, a partire dal 2007 si presenta in progressivo calo, soprattutto negli ultimi anni.   

L’analisi condotta dall’I.S.S. (ONA-CNESPS) mostra che il valore corrispondente ai decessi totalmente alcol-attribuibili nel corso degli anni è leggermente diminuito rispetto al 2007 sebbene sia rimasto pressoché stabile rispetto al valore registrato nel 2010.

 

Secondo i dati del sistema di sorveglianza PASSI, procede il trend in calo delle persone che guidano l’auto o la moto dopo aver bevuto, anche tra i giovani di età compresa tra i 18-21 anni, questo fenomeno potrebbe essere correlato all’applicazione della legge 8.11.2012 n.189