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Fertilità, Aborto, Salute Riproduttiva e Sessuale, uno sguardo sul Mondo

Si stima che 225 milioni di donne in tutto il mondo non abbiano accesso ai moderni metodi di contraccezione di base, aspetto che comporta frequentemente gravidanze non pianificate. Per le ragazze, la gravidanza e il parto sono ancora una delle cause più comuni di morte nei Paesi in via di sviluppo, e per le più giovani (meno di 15 anni di età) il pericolo è cinque volte più elevato.

A causa di aborti non sicuri, ogni anno muoiono circa 47 mila donne e altri 5 milioni soffrono di invalidità temporanea o permanente. Sono alcuni dei dati che l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite (UN Human Rights) ha pubblicato in occasione dell’edizione 2018 della Giornata internazionale per l’aborto sicuro (International Safe Abortion Day) che si è svolta lo scorso 28 settembre. Un’iniziativa che segue di pochi giorni un altro appuntamento mondiale dedicato alla salute riproduttiva: il World Contraception Day che si celebra ogni anno il 26 settembre e pensato per migliorare la consapevolezza su tutti i metodi contraccettivi disponibili al fine di consentire, soprattutto ai più giovani, di fare scelte informate sulla propria salute sessuale e riproduttiva. In Italia l’Iss contribuisce alla conoscenza di questi fenomeni e alla loro prevenzione attraverso due sistemi di sorveglianza (il sistema di sorveglianza ostetrica Itoss - Italian Obstetric Surveillance System e la sorveglianza sull’interruzione volontaria di gravidanza, Ivg) e attraverso studi specifici (come per esempio alcune delle indagini portate avanti nel Progetto nazionale fertilità).

In occasione di queste giornate, l’Onu ha sottolineato come i dati dell’Oms hanno chiaramente dimostrato che la criminalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza non riduce il numero di donne che ricorrono all’aborto, ma ha come conseguenza il loro ricorso all’aborto clandestino e insicuro. È tra l’altro noto che i tassi di aborto più bassi si registrano nei Paesi in cui le donne possono interrompere legalmente una gravidanza indesiderata e dove possono avere accesso a informazioni e a tutti i metodi di contraccezione. E’ dunque importante che la comunità internazionale promuova l’uguaglianza di genere, garantendo l’accesso a un aborto sicuro e legale. 

Per quanto riguarda l'Italia il problema è la denatalità che non consente di fornire un ricambio generazionale e la fecondità tardiva riguarda sempre più frequentemente la nascita del primogenito. Va tuttavia evidenziato che il nostro Paese si pone all'interno di una tendenza presente in tutta Europa, dovuta non solo a fattori sanitari ed economici ma anche culturali e sociali che richiedono politiche di intervento su vari fronti.

Per far fronte a questo problema è attivo il “Piano nazionale per la fertilità”, promosso dall'ISS, con il quale si intende innanzitutto informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio. Altro obiettivo del Piano è quello di creare le condizioni per fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale. Il progetto CCM intende supportare l’attuazione del Piano e si pone come obiettivo generale quello di  raccogliere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva in grado di orientare e sostenere la programmazione di interventi a sostegno della fertilità in Italia attraverso indagini rivolte sia alla popolazione potenzialmente fertile (adolescenti, studenti universitari e adulti) e sia ai professionisti sanitari.