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Inquinamento atmosferico e salute dei bambini

Il 91% della popolazione mondiale è mediamente esposto a livelli degli inquinanti nell’aria al di sopra dei valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per la salvaguardia della salute, e ciò riguarda anche, e soprattutto, i bambini che, come è noto, rappresentano un segmento di popolazione particolarmente vulnerabile.

Sono alcuni dei dati che emergono dal documento “Air pollution and child health: prescribing clean air” pubblicato dall’Oms a ottobre 2018. Il rapporto evidenzia ancora una volta la rilevanza dell’inquinamento atmosferico outdoor e indoor per la salute dei bambini, problema che nella Conferenza Ministeriale Ambiente e Salute dei 53 Stati della Regione europea dell’Oms (Ostrava, 2017) era già stato riconosciuto come una delle principali priorità di sanità pubblica, da affrontare attraverso il rispetto delle linee guida Oms, tramite un processo continuo di miglioramento della qualità dell’aria.

Il documento è stato presentato a fine ottobre durante i lavori della First Global Conference on Air Pollution and Health organizzata dall’Oms con l’obiettivo di verificare lo stato dell’arte sulle evidenze disponibili, i gap conoscitivi e le soluzioni da adottare per ridurre i livelli di esposizione outdoor e indoor e i rischi per la salute dall’inquinamento atmosferico. La Conferenza è stata occasione per rimarcare ancora una volta che l'inquinamento dell’aria rappresenta un problema globale, sebbene il carico di patologie ad esso attribuibile (in particolare in ambiente indoor) sia più elevato nei Paesi a basso e medio reddito, specialmente dell’Africa e del sud-est asiatico. La Conferenza, preceduta da workshop su temi specifici, ha focalizzato l’attenzione sull’analisi delle evidenze scientifiche esistenti tra inquinamento dell’aria e salute, stimolando la ricerca sugli aspetti ancora incerti, e sulla necessità di continuare l’azione di aggiornamento sui valori di riferimento per la tutela della salute. Altri aspetti di approfondimento hanno riguardato le azioni strategiche e gli interventi coordinati tra i vari settori che, per aspetti diversi, sono associati con l’inquinamento dell’aria (energia, trasporto, rifiuti, edilizia, agricoltura) e con i cambiamenti climatici, nonché una diversa organizzazione e pianificazione delle aree urbane, dove vive oggi la maggior parte della popolazione mondiale.

Inquinamento dell’aria e la salute dei bambini

Un’ampia letteratura scientifica evidenzia la maggior vulnerabilità dei bambini all’inquinamento atmosferico outdoor e indoor rispetto agli adulti. I bambini sperimentano infatti livelli di esposizione più elevati degli adulti in quanto hanno ad esempio un maggior rapporto superficie/volume, attività metaboliche e tassi respiratori più elevati, tessuti e organi con elevata attività di replicazione cellulare, immaturità di tessuti, organi e sistemi (metabolico, immunitario, nervoso, riproduttivo). Anche le stime Oms sull’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute infantile sono ben documentate, e assegnano alle esposizioni ad inquinamento dell’aria in ambienti outdoor e indoor circa 700.000 morti premature per i bambini al di sotto i 5 anni.

I dati sull’inquinamento atmosferico relativi all’Italia pongono il nostro Paese in una situazione di forte criticità in quanto il 98% dei bambini sotto i 5 anni vive in aree dove le concentrazioni di PM2.5 sono al di sopra dei livelli raccomandati dall’Oms per la tutela della salute. L’analisi dei dati di qualità dell’aria per il 2016 mostra nelle aree urbane, distribuite su tutto il territorio nazionale, concentrazioni medie annuali di PM2.5 superiori al valore Oms (10 μg/m³), raggiungendo livelli medi di 18 μg/m³ al Nord (su cui pesa la presenza del bacino Padano), di 16 μg/m³ al Centro e di 13 μg/m³ al Sud.

Tra i principali effetti sanitari dell’inquinamento dell’aria nei bambini, vengono segnalati, oltre ad una ridotta funzione polmonare, asma, infezioni acute delle basse vie respiratorie, problemi nello sviluppo neurocomportamentale, obesità, otite, per arrivare infine ad alcuni tumori infantili, quali ad esempio leucemie e retinoblastomi, che possono essere associati ad esposizioni della madre agli inquinanti cancerogeni dell’inquinamento atmosferico nel periodo prenatale. Occorre inoltre sottolineare che le esposizioni in età infantile, oltre a determinare effetti misurabili nel bambino stesso, si proiettano anche negli anni successivi rendendo l’individuo più vulnerabile durante tutto il suo percorso di vita. L’attuazione di azioni di prevenzione adottate durante la fase critica infantile-adolescenziale possono quindi produrre immensi benefici per la salute pubblica in termini di riduzione del carico di patologie e costi sanitari.

Per dare seguito agli impegni assunti in occasione delle precedenti Conferenze ministeriali dell’Oms, in particolare quelli stabiliti nel Piano di Azione europeo per l’Ambiente e la salute dei bambini (Cehape), è stata sottoscritta la Dichiarazione di Parma in cui tutti i Paesi si sono impegnati a ridurre l’esposizione dei bambini ai rischi ambientali. Questo quadro ribadisce con forza l’importanza di attuare azioni strategiche finalizzate alla riduzione delle esposizioni, con un’attenzione specifica ai più piccoli, sia tramite interventi strutturali di prevenzione primaria finalizzati alla riduzione delle emissioni di inquinanti demandate agli amministratori pubblici locali e alle politiche nazionali, sia con attività di educazione, comunicazione e formazione che consentano alle famiglie, ai pediatri agli insegnanti, di riconoscere i comportamenti considerati innocui o sbagliati che possono esporre i bambini a elevati livelli di concentrazione di inquinanti.

Per limitare le esposizioni ambientali involontarie, si può per esempio: ridurre le attività outdoor dei bambini nei giorni nei quali si registrano cattive condizioni della qualità dell’aria; eliminare le esposizioni al fumo passivo indoor; porre un’attenzione maggiore alla scelta, alla qualità e al contenuto emissivo delle fonti di inquinamento indoor di case, scuole, palestre, aree di aggregazione, ecc. dovute ai materiali da costruzione e arredo; fare attenzione alle emissioni dovute alle diverse combustioni indoor (camini, stufe, cottura dei cibi, bastoncini d’incenso, profumatori, ecc) e ai prodotti per l'igiene domestica e personale, che contengano sostanze potenzialmente dannose per la salute.

Per colmare l’assenza di un quadro legislativo organico sul tema della qualità dell’aria indoor l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha istituito un Gruppo di Studio Nazionale (GdS) Inquinamento Indoor, che da tempo è al lavoro per migliorare lo stato delle conoscenze sugli ambienti indoor e per fornire documenti tecnico-scientifici al fine di consentire una serie di azioni di promozione e prevenzione in linea con le principali indicazioni dell’Oms, utili a ridurre i livelli di esposizione dei gruppi di popolazione più vulnerabili e sensibili quali i bambini.

La consapevolezza della rilevanza della tematica ambiente e salute nell’infanzia, legata all’inquinamento dell’aria, ma estesa anche a contaminanti presenti in altre matrici ambientali (suolo, acqua e catena alimentare) che possono avere effetti avversi sulla salute dei bambini, ha promosso l’istituzione, presso il Dipartimento Ambiente e Salute dell’Iss, di una Struttura di Missione Temporanea Interdipartimentale (Smti) dedicata all’infanzia.

Questa nuova Struttura, che vede coinvolti circa 100 ricercatori di 8 Dipartimenti e Centri dell’Iss, e del Servizio di Statistica, si pone l’obiettivo di valorizzare le molteplici esperienze presenti in Istituto sul tema degli effetti dell’inquinamento sulla salute infantile, integrando in un percorso programmatico le competenze multidisciplinari disponibili che vanno dalla valutazione dell’esposizione al biomonitoraggio, dalla tossicologia e valutazione del rischio, dalla conduzione di studi eziologici, alla sorveglianza epidemiologica delle popolazioni infantili nei siti contaminati; altri aspetti rilevanti che necessitano di un approccio integrato riguardano il tema delle disuguaglianze sociali, la formazione, l’informazione e la comunicazione.

L’istituzione della Smti consentirà inoltre di promuovere la stesura di progetti di ricerca interdisciplinari e multi-istituzionali e la produzione di documenti di indirizzo, di consenso e di guida, su obiettivi strategici, attraverso il consolidamento di un network nazionale che includa le principali strutture che si occupano della salute infantile, le associazioni di medici pediatri, dei Registri tumori, dei Registri delle malformazioni congenite, le strutture regionali e del Servizio sanitario nazionale (Ssn) che partecipano a programmi di sorveglianza della salute in età evolutiva.

 

Fonte: Epicentro.iss.it