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Shared Lives, in Gran Bretagna l’alternativa di cura per i malati psichici, in Italia nella forma dello IESA.

Il progetto Shared Lives, nato in Gran Bretagna come risposta ai tagli di bilancio per la pubblica assistenza, consiste in una forma di accoglienza famigliare, retribuita, per persone con difficoltà di varia natura, dalla malattia mentale alla disabilità psichica, ed è usufruito anche da persone anziane. 

Ormai questo servizio è radicato sul tutto il territorio della Gran Bretagna, coinvolge circa 12000 casi attivi ed ha avuto un incremento del 27% di casi negli ultimi due anni (secondo il report del 2016) con un taglio del 4% di casi inseriti in strutture protette. Shared Lives sta riuscendo così a ridurre i costi legati all’amministrazione clinica di pazienti con problematiche croniche e contemporaneamente a fare un atto di profonda intelligenza sociale. 

The Guardian ha definito questo progetto come una delle 10 formule che possono cambiare il mondo in meglio.

Negli ultimi 20 anni progetti similari sono nati in molti paesi europei (partendo dalla cittadina di Geel in Belgio, poi in Francia e Germania) arrivando anche in Italia nella forma dello IESA (Inserimento Etero-familiare Supportato di Adulti sofferenti di disturbi psichici), ormai attivo sul territorio dell’ASLTO3 da fine anni ’90.

Le esperienze e le ricerche svolte in Italia ma ancora prima in Europa (Francia, Germania, Olanda, Scozia, Belgio, Norvegia, Finlandia), mostrano come l'inserimento eterofamiliare possa essere altamente benefico e terapeutico per il paziente che, attraverso la presenza dell’altro e le naturali capacità affettive, educative e di supporto, sperimentabili in famiglia, può recuperare e valorizzare le proprie capacità relazionali, di autonomia e rinforzare la propria identità.

In particolare, con la sigla I.E.S.A. si intende un processo che porta all’inserimento di una persona seguita dai servizi psichiatrici all'interno di una famiglia ospitante, diversa da quella di origine, opportunamente selezionata ed abilitata; in cambio dell’ospitalità offerta la famiglia riceve un contributo economico sotto forma di rimborso spese da parte dal D.S.M. ed uno da parte dell’ospite stesso, qualora ne abbia la possibilità, come contributo al bilancio familiare nell’ottica dell’autonomia del paziente. L’affido familiare si accompagna alla continuità delle cure e dei rapporti con il Servizio di Salute Mentale ed è complementare ad altre soluzioni extra-istituzionali; funziona attraverso il concetto di rete a più livelli: tra operatori, tra servizi sanitari e territoriali, tra famiglie.

Senza contare che formule come questa permette di raggiungere un numero di 3 volte superiore di utenti rispetto alle possibilità delle strutture protette e nello stesso migliorare la qualità della vita delle persone che ne possono usufruire.