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Vaccini, un tema di impatto globale

L’intervento del Ministro Lorenzin, invitata all’Istituto Pasteur di Parigi, su malattie infettive e vaccinazioni

Il Ministro Beatrice Lorenzin, invitata il 16 marzo 2015 all’Istituto Pasteur di Parigi come ospite d’onore per la Deuxièmes Assises Nationales du Vaccin, a parlato di vaccinazioni e malattie infettive. Ecco il testo dell’intervento estratto dal sito del Ministero della Salute:

"Vi ringrazio per l’invito rivoltomi ad intervenire alla II Assise Nazionale del Vaccino. Ho accettato con molto piacere e con sincero entusiasmo, in primo luogo perché ho trovato irresistibile il binomio Istituto Choiseul-Istituto Pasteur, ma anche per il tema delle Assise, che è per me particolarmente stimolante per l’attualità e, soprattutto per le prospettive future.

Il fatto che questo evento sia organizzato da un Think-Tank che si occupa di politica ed economia conferma come quello dei vaccini sia un tema di impatto globale e di valenza strategica per i nostri Paesi e per l’Unione Europea.

Ho seguito con molto interesse la tavola rotonda “Per un’Europa competitiva in materia di vaccini” e vorrei portare il mio contributo ad un dibattito così coinvolgente. Vorrei cominciare proprio dal Semestre di Presidenza Italiana dell’Unione Europea. Abbiamo infatti colto l’opportunità offerta dalla Presidenza del Consiglio EPSCO-Salute per promuovere una serie di incontri e convegni che hanno portato all’edizione di un documento a mio avviso particolarmente significativo: The State of Health Policy of Vaccination in the EU. Con esso abbiamo cercato di definire, tra l’altro, una visione strategica coerente col progresso in atto nel campo dei vaccini e, soprattutto, con l’obiettivo di  contrastare i fenomeni di controcultura “anti vaccino”. Abbiamo indicato come temi cruciali l’alfabetizzazione sanitaria del cittadino e la convergenza delle Amministrazioni, come quella sanitaria e quella scolastica, a cui è affidato un ruolo vitale per garantire il raggiungimento delle coperture vaccinali fondamentali per la sanità pubblica, anche alla luce dei fenomeni migratori di massa che i nostri Paesi stanno fronteggiando.

Nel corso del XX secolo, il miglioramento delle condizioni di vita, soprattutto negli aspetti igienici, l’accesso ad acqua potabile e cibi più sicuri, nonché la disponibilità di antibiotici e vaccini, hanno consentito di ridurre in maniera significativa il carico di morbosità e mortalità attribuibili alle malattie infettive.

In particolare, proprio grazie alla disponibilità di vaccini efficaci e sicuri ed alla realizzazione di vaste campagne di vaccinazione, è stato possibile conseguire due fondamentali traguardi, ovvero l’eradicazione globale del vaiolo e della poliomielite dall’Europa, dalle Americhe e dal Pacifico Occidentale.

Eppure, ancora oggi le malattie infettive continuano a rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza globale. Molte patologie infettive, apparentemente sotto controllo, possono tornare a rappresentare un pericolo per l’intervento di fattori negativi di diversa natura (genetica, biologica, ambientale, ecologica, sociale, politica ed economica). Questa “ri-emergenza” ci richiede di comprenderne le cause, allo scopo di definire e realizzare azioni di contenimento e contrasto altrettanto innovative, adottando sistemi di sorveglianza capaci di rilevare prontamente quelle situazioni di rischio che ci impongono un’azione immediata e concertata. Nell’anno 2000, su 1,7 milioni di morti infantili dovute a malattie prevenibili con la vaccinazione, circa il 46% era attribuibile al morbillo, malattia apparentemente banale che può causare serie complicanze, come l’encefalite e la panencefalite sclerosante subacuta, fino al decesso. Dopo l’avvio del Piano globale di eradicazione della malattia, il burden of disease, è diminuito addirittura del 79%. Tuttavia, nonostante l’efficacia e la sicurezza del vaccino contro il morbillo siano continuamente ribadite dalle autorità sanitarie e dalla comunità scientifica, la copertura vaccinale in Italia è ancora lontana dal 95%, che è il valore necessario a garantire il controllo della malattia e la sua successiva eliminazione. Nell’ultimo anno, a seguito di campagne di controinformazione e interventi pessimamente documentati che continuano a porre in relazione la vaccinazione con la sindrome autistica si è attestata a poco più dell’88%.

I genitori che non vaccinano i loro figli per ragioni ideologiche o per paura di esporli a potenziali rischi o, cosa ancor più grave, perché mal consigliati anche da operatori sanitari, dovrebbero comprendere che in questo modo, invece, li espongono ad un rischio ben maggiore, con una diluizione progressiva dell’immunità di gruppo, che, infatti, sposta il rischio di ammalarsi verso l’adolescenza e la giovinezza, con le gravi e (e talora letali) conseguenze che tutti conosciamo. Tutti dovremmo ricordare che l’investimento in prevenzione in generale, e nelle vaccinazioni in particolare, è il modo più sicuro ed economico per rispondere al dovere di garanzia e protezione della salute delle nostre popolazioni, diminuendo anche la pressione economica determinata dal prevalere di condizioni cliniche che necessitano di tecnologie diagnostiche, curative e riabilitative costose e, spesso, palliative.

Ricordo l’importante impegno assunto dall’Italia nell’ambito della Global Health Security Agenda, (GHSA) proprio come leader delle politiche vaccinali a livello globale.

Questa leadership deriva anche dalla peculiarità del nostro sistema, che prevede la piena integrazione tra sistemi vaccinali umano e animale, in coerenza con l’approccio ‘One Health’, raccomandato dalla ricerca e dalle agenzie internazionali. L’Italia ha seguito questa via fin dalla nascita del proprio sistema sanitario: le vaccinazioni animali rappresentano un pilastro fondamentale del sistema vaccinale nazionale, soprattutto alla luce della situazione epidemica dell’area Mediterranea, che il sistema sanitario nazionale riesce ad arginare, proteggendo il patrimonio zootecnico italiano e garantendo la qualità complessiva della filiera alimentare. Tale passaggio dimostra in modo evidente il ritorno economico dell’investimento sanitario.

In un periodo di recessione come quello attuale, investire nella prevenzione e promozione di stili di vita attivi e salutari e nelle pratiche vaccinali non solo è eticamente corretto, perché la salute è un diritto universalmente riconosciuto, ma contribuisce alla creazione di un modello più sostenibile della società.

È auspicabile che - a fronte di un’evidenza scientifica ben consolidata dell’efficacia della prevenzione primaria e secondaria - aumenti anche l’investimento complessivo nella prevenzione che oggi, purtroppo, è ancora molto basso in tutti gli Stati membri.

È, poi, necessario investire nella ricerca avanzata, in collaborazione con Università, Enti di Ricerca e settore privato, superando ogni contrapposizione tra sistema pubblico ed imprese, a favore di una concertazione etica e strategica per promuovere lo sviluppo di vaccini e la predisposizione di  calendari vaccinali efficienti ed attuali.

Per garantire un’informazione coerente, autorevole e documentata, che arrivi correttamente al cittadino, sono opportune e auspicabili anche altre misure innovative, come il monitoraggio dei siti web e dei social network e l’utilizzazione, anche a livello istituzionale, dei social media come strumenti utili per diffondere la cultura vaccinale e prevenire la disinformazione, che, come sappiamo, ha un impatto emotivo spesso devastante nei confronti di genitori e famiglie.

Con questo spirito, in Italia le vaccinazioni vengono inserite nel Calendario Nazionale dopo un’ampia consultazione che coinvolge tutte le Istituzioni, le principali Società scientifiche, il mondo industriale, gli Enti il regolatori e la società civile, includendo valutazioni di efficacia, di sicurezza e di natura socio-economiche, applicando quindi i canoni dell’”Health Technology Assessment”.

Per guidare questa concertazione, abbiamo istituito un Comitato Permanente sulle Strategie Vaccinali, che sta predisponendo l’aggiornamento del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale e del Calendario, secondo i criteri che ho delineato.

L’obiettivo che ci siano prefissi è l’adozione entro l’anno del nuovo Piano e del nuovo Calendario, che includa tutte le vaccinazioni per le quali disponiamo di vaccini efficaci e sicuri. E’ infatti necessario garantire ai cittadini una protezione ampia, che tenga conto del nostro contesto epidemiologico, determinato dalla posizione geografica dell’Italia, via di transito, e, spesso, meta finale, di flussi migratori dai Paesi del sud del Mediterraneo. L’offerta vaccinale è naturalmente estesa ai migranti di tutte le età, sulla base delle informazioni accertabili sul loro stato vaccinale. Per agire anche in questo campo in maniera mirata è necessario lavorare per lo sviluppo di strumenti che consentano la registrazione delle vaccinazioni effettuate ed il monitoraggio del tasso di copertura vaccinale, in un’ottica di anagrafe vaccinale europea che ritengo sia indispensabile anche alla luce delle politiche di circolazione transfrontaliera.

Vorrei concludere il mio intervento proponendo una visione e una prospettiva per il futuro. Siamo infatti confrontati con nuove e sempre più complesse sfide sul terreno dell’innovazione, possibile solo con adeguati investimenti in ricerca e sviluppo. La ricerca di una dimensione europea è quindi essenziale per poter soddisfare la domanda di salute che proviene dai nostri cittadini. Solo così potremo allo stesso tempo valorizzare pienamente le nostre eccellenze – non più solo nazionali, ma europee – e rispondere efficacemente alla richiesta di “nuovi farmaci” in un quadro di sostenibilità per i nostri servizi sanitari nazionali e di coerenza con le esigenze di bilancio.

Grazie per la vostra attenzione e la cortesia che mi avete dimostrato".